La Redazione
Ligeia.di.Poe Mò.semplicemente.lei Raffo.il.nostro.fisico.polemico Andrea.affacciato.sull'Eterno.ritorno SilentHell.Vale.semplicemente.meraviglia Anto.e.la.sua.im.perfezione Fanny.che.visse.due.volte Joestick71.e.la.curiosità.del.mondo Sin4Psi.embrione.in.formazione
Pensieri sparsi

Stanza,quant'è oscura-la luce,splendente!
Crepuscolo non radioso nè buio,
Stanza-abisso.Ecco le onde levarsi
e i guanciali impazzire.
Il letto striscia su se stesso,mette le ali,
la gola
sospira-senza parole.
Stanza-abisso le nostre membra
sono vascelli naviganti.

[Adonis]
Scelta da Morfea77

"...per un istante d'estasi paghiamo in angoscia una misura esatta e trepidante proporzionata all'estasi
per un attimo diletto, compensi amari d'anni, centesimi strappati con dolore, scrigni pieni di lacrime..."

E. Dickinson
Scelta da Ligeia

Ora mi siedo e scrivo
un discorso semplice
in cui ti comunico
come è iniziato tutto ciò
e come non riesco ancora
a cacciare dalla testa
il fragore del mare.

Amore [Inaya Jaber]
Scelta da ParolaBuia

Non sono niente.
Non sarò mai niente.
Non posso volere d'essere niente.
A parte questo, ho in me tutti i sogni del mondo.

F.Pessoa
Scelta da JmArX

vi veri vniversum vivus vici
[con la forza della verità ho conquistato l'universo]

Johann Faust
Scelta da Joestick [Mr V]

Ti si sta vedendo l’altra.
Somiglia a te:
i passi, la stessa fronte aggrondata,
gli stessi tacchi alti
tutti macchiati di stelle.
Quando andrete per la strada
Insieme, tutt’e due,
che difficile sapere
chi sei, chi non sei tu!

P.Salinas
scelta da Chenal

"Io ho paura di moltissime cose, lady Isabel, ma non temo nulla di ciò che voi potreste immaginare, neppure nei vostri incubi più terribili; e meno di tutto temo l'accusa di avere paura"

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< lunedì, 16 giugno 2008 >
Categoria:



Se la realtà fosse così...!

Woody Allen
Io e Annie
1977




.::.Estasi creata da Dedry alle ore 19:37 .::. commenti (6)
< domenica, 08 giugno 2008 >
Categoria:

hppistons-CNG-offshore-1

<< A DESTRA HAI UN FOGLIO BIANCO, PURO, A SINISTRA UNA PISTOLA, SCURA, SPORCA . LA SCELTA, GIORNO PER GIORNO, È TUA . >>


Debbo innanzi tutto scusarmi per lo stile sgradevole, approssimativo, che sono costretto ad usare. Esso è accuratamente studiato affinché non sia la mia stessa penna a tradirmi. Sono infatti un famoso scrittore ed un grande poeta, ma non posso qui esser riconosciuto.
Per uno di quei casi che si suole definire “puri”, ma che in realtà sono sporchi tiri, mi sono trovato a causa dell’età avanzata e dell’ultima overdose di anfetamine, a vivere su una sedia a rotelle, e di conseguenza a viaggiare solo su internet. E qui ho ritrovato lei. Qui, proprio su questo sito.
Si finge sui trent’anni, si finge una scrittrice esordiente e pubblica le sue prime poesie, quelle rimaste inedite, sconosciute a tutti, meno che a me, che non ho potuto mai dimenticarle.
Anche lei è una famosa scrittrice ed una grandissima poetessa, ed io non voglio rischiare di tradire questo suo piccolo segreto, questo gioco stimolante col quale, ne sono certo, si diverte un sacco.
Lei si diverte tantissimo a prendere per il cUlo.
Tipico di lei.
Io non l’ho più vista, non l’ho mai più sentita, dalle 19.56 del 24 Dicembre del 1965, quando salutandola col mio solito sguardo da tossico appena arrestato, sul pianerottolo davanti al suo appartamento, entrai in ascensore e scesi in strada, senza dirle che avevo mollato il mio posto di addetto alla pompa presso un distributore di benzina, per accettare quello di “ addetto al pompaggio ” su una piattaforma petrolifera nel mar del Nord.
“ Benvenuto in faccia all’artico ed in culo al mondo ” diceva a tutti i nuovi arrivati quel coglione di Leo Sanchez, il tuttofare, o meglio, il “trovarobe” della Compagnia. La sua seconda frase, rivolta al malcapitato ancora stordito per il lungo viaggio in elicottero, era; “ Una domanda per le mie statistiche: ma a te chi cazzo te lo ha fatto fare ? ”. Poteva rivolgere queste frasi in 17 lingue diverse usando sempre un’intonazione ed una pronuncia perfetti. Nel mio caso si servì di un ottimo Italiano privo di accento, ed io replicai “ fanculo, mica mi sono arruolato nella legione Straniera… ” al che lui, schiacciando un pidocchio scovato sotto l’ascella destra tra le unghie di pollice ed indice replicò: “ In questo hai ragione, è l’esatto contrario, qui dimenticare è impossibile ! ” .
Aveva ragione. A parte riempire e stivare barili di greggio c’era ben poco da fare, e nel breve volgere di pochi giri di orbe terraqueo, mi resi conto di aver fatto l’ennesima stronzata. Un freddo del cazzo, puzza di metallo surriscaldato e olio di pesce, e nulla per NON pensare. Ben presto mi trovai a progettare un tuffo fra i flutti (all’uopo avevo messo da parte un pesante pezzo di trivella) e a calcolare se sarei crepato prima di freddo o d’asfissia. Non ne potevo più di vedermela comparire tra una sinapsi e l’altra, con la sua maglietta alla rovescia, i suoi fouseaux neri e le ciabattine indiane, mentre, mostrandomi un pesante anello mi diceva “ Tu avrai pensato che me lo abbia dato Tizio, e invece no, me lo ha dato Caio… secondo te, scusa, è argento? Spero di no, perché sennò mi fa allergia ! ”
Rimasi nel campo degli idrocarburi sottomarini solo per sei mesi, poi mi spostai più a nord, a carotare ghiacci eterni sulla banchisa, per conto di un’Università Lombarda con fondi neri in esubero e da smaltire. Tutto inutile. Continuavo a sentire la sua assenza come un baratro aperto nella mia anima e… insomma si capisce cosa voglio dire. Per di più quando mi prendevano le crisi, erano davvero cazzi amari, perché a –67 gradi non è opportuno farsi venire le lacrime agli occhi, prendere a pugni e calci lastroni di ghiaccio non è una goduria sfogante, e per finire, le urla e i lamenti traumatizzavano i pinguini ed attiravano i fottuti orsi polari.
Fu in questo periodo che cominciai a scrivere, anche se l’atto in sé era per me dolorosamente evocativo… in quanto lei scriveva… e apprezzava il mio modo di farlo.
Ma ce la feci, scrissi e scrissi per non pensare, scrissi scrissi e trovai pure un editore lappone, che contattò un editore norvegese, che ne contattò poi uno francese… e via di seguito.
Tornai in Italia nel 1976, per firmare il contratto con la Rizzoli, proprio nel giorno in cui, con gran battage pubblicitario, veniva lanciato nelle librerie il primo romanzo di… LEI. Tutte le strade erano tappezzate di manifesti col suo volto fantascentificamente bello, ed io decisi che non era salutare per me, trovarmi nello stesso emisfero in cui si trovava lei.
Mi stabilii quindi nella terra del fuoco, ad allevare mucche a vello lungo e, chiaramente, a scrivere per non pensare.
Per 30 anni non è servito ad un cazzo, ma poi due giorni fa, il miracolo. Destato dai muggiti delle vacche pelose bisognose di mungitura, ho realizzato che c’era qualcosa di diverso nell’aria… anzi d’antico… e che cazzo dico… insomma, non l’amo più !!
Ieri poi, è venuto a trovarmi il mio dottore, Leo Chisco, che nel frattempo si è laureato ed è diventato un vero luminare. Mi ha portato una cassa di morfina, una balla d’erba turca e una betoniera piena di sassi di coca… e mi ha detto che mi restano al massimo 6 mesi di vita (un classico) .
Non importa, ho avuto una vita piena d’amore, amore per una creatura meravigliosa, davvero gente, meravigliosa, un amore che mi ha dato la disperazione necessaria per diventare questa sorta di Dante Alighieri del ‘900 che dicono io sia.
Un ClaSSico.



.::.Estasi creata da SiN4Psi alle ore 23:58 .::. commenti (6)
< domenica, 01 giugno 2008 >
Categoria:




Giulio Cesare
diretto da Joseph L. Mankiewicz
1953
Marlon Brando interpreta Antonio


Sono queste le radici
del mondo occidentale

Ripuliti da ogni orpello
non siamo cambiati

cultura predatrice
coltiviamo di nascosto
ancora
le parole di Antonio.


.::.Estasi creata da Dedry alle ore 10:52 .::. commenti (11)
< martedì, 27 maggio 2008 >
Categoria:
Titolo: SMOKE




La metafora della vita
il valore del trascorrere delle cose
e del tempo
il ritmo del nostro sguardo
sul domani
il senso del soffermarsi
del rallentare...

tra cinema e letteratura
Smoke
1995
un racconto di
Paul Auster 
narrato da Wayne Wang
... e da me.


.::.Estasi creata da Dedry alle ore 20:47 .::. commenti (6)
< lunedì, 26 maggio 2008 >
Categoria: giovanni verga
Titolo: La Roba

 *image from web ( Bozzetto di scena - Piccolo Teatro di Milano )



(...)
Tutta roba di Mazzarò. Pareva che fosse di Mazzarò perfino il sole che tramontava, e le cicale che ronzavano, e gli uccelli che andavano a rannicchiarsi col volo breve dietro le zolle, e il sibilo dell'assiolo nel bosco. Pareva che Mazzarò fosse disteso tutto grande per quanto era grande la terra, e che gli si camminasse sulla pancia. - Invece egli era un omiciattolo, diceva il lettighiere, che non gli avreste dato un baiocco, a vederlo; e di grasso non aveva altro che la pancia, e non si sapeva come facesse a riempirla, perché non mangiava altro che due soldi di pane; e sì ch'era ricco come un maiale; ma aveva la testa ch'era un brillante, quell'uomo. Infatti, colla testa come un brillanle, aveva accumulato tutta quella roba, dove prima veniva da mattina a sera a zappare, a potare, a mietere; col sole, coll'acqua, col vento; senza scarpe ai piedi, e senza uno straccio di cappotto; che tutti si rammentavano di avergli dato dei calci nel di dietro, quelli che ora gli davano dell'eccellenza, e gli parlavano col berretto in mano. Né per questo egli era montato in superbia, adesso che tutte le eccellenze del paese erano suoi debitori; e diceva che eccellenza vuol dire povero diavolo e cattivo pagatore; ma egli portava ancora il berretto, soltanto lo portava di seta nera, era la sua sola grandezza, e da ultimo era anche arrivato a mettere il cappello di feltro, perché costava meno del berretto di seta.
(...)
In tal modo a poco a poco Mazzarò divenne il padrone di tutta la roba del barone; e costui uscì prima dall'uliveto, e poi dalle vigne, e poi dai pascoli, e poi dalle fattorie e infine dal suo palazzo istesso, che non passava giorno che non firmasse delle carte bollate, e Mazzarò ci metteva sotto la sua brava croce. Al barone non era rimasto altro che lo scudo di pietra ch'era prima sul portone, ed era la sola cosa che non avesse voluto vendere, dicendo a Mazzarò: - Questo solo, di tutta la mia roba, non fa per te -. Ed era vero; Mazzarò non sapeva che farsene, e non l'avrebbe pagato due baiocchi. Il barone gli dava ancora del tu, ma non gli dava più calci nel di dietro.
(...)
E quante seccature Mazzarò doveva sopportare! - I mezzadri che venivano a lagnarsi delle malannate, i debitori che mandavano in processione le loro donne a strapparsi i capelli e picchiarsi il petto per scongiurarlo di non metterli in mezzo alla strada, col pigliarsi il mulo o l'asinello, che non avevano da mangiare.
- Lo vedete quel che mangio io? - rispondeva lui, - pane e cipolla! e sì che ho i magazzini pieni zeppi, e sono il padrone di tutta questa roba -. E se gli domandavano un pugno di fave, di tutta quella roba, ei diceva: - Che, vi pare che l'abbia rubata? Non sapete quanto costano per seminarle, e zapparle, e raccoglierle? - E se gli domandavano un soldo rispondeva che non l'aveva.
(...)
Di una cosa sola gli doleva, che cominciasse a farsi vecchio, e la terra doveva lasciarla là dov'era. Questa è una ingiustizia di Dio, che dopo di essersi logorata la vita ad acquistare della roba, quando arrivate ad averla, che ne vorreste ancora, dovete lasciarla! E stava delle ore seduto sul corbello, col mento nelle mani, a guardare le sue vigne che gli verdeggiavano sotto gli occhi, e i campi che ondeggiavano di spighe come un mare, e gli oliveti che velavano la montagna come una nebbia, e se un ragazzo seminudo gli passava dinanzi, curvo sotto il peso come un asino stanco, gli lanciava il suo bastone fra le gambe, per invidia, e borbottava: - Guardate chi ha i giorni lunghi! costui che non ha niente! - Sicché quando gli dissero che era tempo di lasciare la sua roba, per pensare all'anima, uscì nel cortile come un pazzo, barcollando, e andava ammazzando a colpi di bastone le sue anitre e i suoi tacchini, e strillava: - Roba mia, vientene con me! -



.::.Estasi creata da jmarx alle ore 12:04 .::. commenti (13)
< giovedì, 22 maggio 2008 >
Categoria: magdalene
Titolo: Magdalene

Diversamente dal mio [piccolo] solito,
oggi vorrei parlare/scrivere non di un libro,
ma di un film “Magdalene”
che mi ha particolarmente colpita e che,
ogni volta che lo guardo [credo di saperlo a memoria oramai]
mi sconvolge.


È un film-denuncia sui soprusi subiti da ragazze e giovani donne rinnegate dalla propria famiglia
oppure orfane che si macchiavano di peccati giudicati molto gravi per la benpensante comunità
cattolica irlandese.
Per espiare le loro colpe e ritrovare dignità agli occhi della comunità le giovani venivano inviate
presso conventi devoti alla Maria Maddalena (peccatrice convertita da Gesù), case Magdalene appunto,
ove venivano impiegate come lavandaie non retribuite.
Il clima di sottomissione e l'isolamento nel quale le giovani erano costrette a vivere fungeva
spesso da paravento oltre il quale si celavano episodi di violenza e maltrattamenti.
Ragazze mandate lì dalle famiglie o dagli orfanotrofi per espiare i peccati di lussuria di cui si
erano macchiate.
La pena da scontare era indefinita, migliaia di ragazze hanno vissuto in convento per anni, e in
convento sono morte.
Le loro giornate passavano tra preghiere, massacranti turni in lavanderia o in stireria, e
umiliazioni subite da parte delle monache superiori.
Le lavanderie all'interno dei conventi della Maddalena andarono dimenuendo man mano che il progresso
rendeva obsoleto l'utilizzo della manovalanza. L'ultima di queste strutture chiuse i battenti nel
1996.
Questo film è ambientato negli anni '60, quando tre ragazze molto diverse tra loro si ritrovano a
condividere lo stesso, duro destino: Bernadette, Margaret e Rose, mandate presso il convento gestito
da Madre Bridget (madre superiora dell'ordine) ad espiare i loro presunti peccati.
Margaret era stata violentata da un cugino a una festa familiare, Bernadette suscitava l'attenzione
di molti ragazzi per la sua bellezza, e Rose aveva avuto un figlio nonostante non fosse sposata.
Vengono spogliate di ogni identità, a cominciare dai nomi, e costrette ad una serie di soprusi
fisici e psicologici che minerebbero anche la volontà più forte. Percorreranno tutti gli abissi
della disperazione e dello sconforo.
Sperimentano sulla loro pelle l'emarginazione dalla società e i soprusi perpetrati dai
rappresentanti religiosi che non devono rispondere a nessuno del loro operato.
Una dopo l'altra le ragazze proveranno, con esiti diversi, la via della fuga e la denuncia di quanto
subìto.
"Magdalene" è un film fortemente critico nei confronti degli esponenti della chiesa cattolica in
Irlanda: coloro i quali dovrebbero essere i rappresentanti di Dio in Terra sono raffigurati come
despoti viziosi, ipocriti e con una forte predilezione per le gioie materiali.
Magdalene, scritto e diretto da Peter Mullan, è stato premiato nel 2002 col Leone d'Oro a Venezia.

 



.::.Estasi creata da ParolaBuia alle ore 15:44 .::. commenti (16)
< domenica, 11 maggio 2008 >
Categoria: marcus du sautoy


Esistono libri che sanno tessere delle trame che avvolgono il lettore e lo conducono in un mondo oltre il confine dello specchio, una terra ignota e incantata dove la realtà si dipinge di colori nuovi e diversi, e il cambiamento di prospettiva seduce e diverte la mente e l'immaginazione.

La Terra dei Numeri è il dono che ci porta lo splendido libro di Marcus du Santoy,  insigne matematico francese, che racconta l'avventura bicentenaria della Matematica  moderni alla ricerca del Santo Graal nascosto nei numeri primi, una sifda che hanno raccolto uomini geniali ma che resta un muro invalicabile, un giardino che la Natura ostina a tenere nascosto.

Un libro che parla di Matematica, citandola per quanto necessario allo svolgimento della storia, ma che descrive soprattutto gli uomini: le ansie, le speranze, le intuzioni, le paure e finanche gli scherzi.

Uomini come Hilbert, uno dei padri fondatori della matemetica moderna, donnaiolo e razionalista convinto, che proclama : "Noi dobbiamo conoscere e conosceremo", proprio quando un giovane e malaticcio Godel enuncia l'impossibilità di svelare completamente il Disegno della Natura.

Uomini come Hardy, inglese elegante e raffinato, che combatte una battaglia per tutta la vita: dimostrare l'impossibilità dell'esistenza di Dio; geni assoluti come l'indiano Ramanujan che inventa letteralmente una sua matematica partendo dalla lettura di un libro di analisi e infine pazzi come Grothendieck che adesso vive come un eremita lontano dal Diavolo che lo insegue nei numeri.

Tutti questi uomini sono collegati da un sottile filo rosso: l'ipotesi di Riemann, un enunciato matematico secondo cui è possibile decomporre i numeri primi in musica, poeticamente parlando. Riemann ci ha dischiuso un mondo bellissimo che ancora oggi non riusciamo a comprendere: i moderni matematici si affannano a ripercorrere i suoi passi per riscoprire la bellezza assoluta che si parò dinnanzi agli occhi di quel solitario matematico tedesco.

In fondo, il vero protagonista del libro è proprio la ricerca della Bellezza, la vera e unica musa della Matematica.

    Come Ramanujan prima di lui, anche Hardy avrebbe tentato di togliersi la vita, ingerendo delle pillole invece che saltando davanti ad un treno, Ma vomitò le pillole e rimase cieco da un occhio. C.P. Snow ricorda una sua visita a Hardy dopo quel tentativo di suicidio. Si sbeffeggiava da sè. Aveva combinato un gran pasticcio. C'era mai stato qualcuno che avesse combinato un pasticcio più grande? La sola consolazione di Hardy, come scrisse nell'Apologia, era Ramanujan. Ancor oggi, nei momenti di depressione, quando sono costretto ad ascoltare della gente pedante e presuntuosa, mi dico: "Beh, io ho fatto una cosa che voi non sareste mai stati capaci di fare: ho collaborato con Littlewood e Ramanujan quasi su un piano di parità"

   

.::.Estasi creata da Joestick71 alle ore 13:06 .::. commenti (11)
< martedì, 08 aprile 2008 >
Categoria: martha blau

Questo libro,iniziato a cuor leggero ha creato tzunami emotivi man mano che le pagine scorrevano,man mano che le vicissittudini di Eloide riempivano le righe e l'animo della lettrice o lettore.

Contiene pagine ad alto contenuto erotico e a certi potrebbe anche far storcere il naso,potrebbe quasi essere scambiato per un banale Harmony da viaggio,ma non è così perchè fa parte della catena mondadori con le copertine rosse e nere.

 

"Bisogna avere il coraggio di essere quel che si è,aggrapparvisi risolutamente e,all'occorrenza, bisogna saper cedere il posto alle nuove divinità.Bisogna saper morire" Gabriel Matzneff

 

Eloide si ritrova catturata dagli occhi magnetici di un collega al tribunale durante un caso importante,la tranquillà vita da donna sposata e madre di un figlio che ama più della sua stessa vita,viene messa in difficoltà.

Da lì ha inizio ciò che la farà morire e poi crescere.

Il desiderio di lui del suo potere,di come lei assorbe gli insegnamenti,anche nelle umiliazioni più feroci e di come lei si sente sua...man mano che la storia evolve il sentimento che sente nei confronti del suo Master fiorisce sfiorando l'amore e l'amore,se non si è davvero coppie anche nella vita di tutti i giorni,è a mio avviso e da quanto  si evince dal libro quantomai un utopia.

 

"Concentrati su quello che sto per farti.Ti farò impazzire.non potrai più farne a meno.Aspetterai la mia chiamata, pregherai perchè ti convochi,verrai di corsa e farai tutto quello che ti chiederò.Ti crogiolerai nell'attesa di me.Nella mancanza di me.Non potrai più godere senza pensare a me."

 

Ci sono attimi in cui il Master la vezzeggia e sembra quasi possa capitolare nei sentimenti,ma il gioco messo su fra i due protagonisti si legge nella ferrea volontà di Lui e nella vita privata che lo vede in procinto di sposarsi...e la vita di Elide muta...in peggio...il marito non è più desiderabile e il lavoro perde importanza,il figlio no...lui rimane come un bagliore nel buio nel quale lei si aggrappa con tutte le sue forze e soprattutto sarà il pensiero che la riporterà alla realtà,prima d'essere sbranata dal desiderio.

Nell'atto finale di questo libro,si apre il sipario nel quale si credeva rinchiusa...gli confida una paura e lui invece di proteggerla da essa la fa compiere rendendo tutto marcio e senza più il piacere che lei provava ad adempiere al suo dovere di slave.

Tutto si conclude nella triste agonia per la scelta fatta o fatta esplodere,l'amore mai ricambiato e il desiderio che arde e che non avrà mai reale sfogo,visto che lui non ha mai posseduto il suo corpo ma solo la sua mente rendono triste ma anche vittoriosa Eloide,che torna alla sua vita e a suo figlio.

 

[E' stato un pò come entrare dentro al mio periodo nero questo libro,a quanto volte si sente quella voglia d'essere ciò che non si è,di forzare eventi...o d'immischiarsi in giochi troppo grandi...e a quanto il desiderio porti a seguire delle chimere idealizzandole e poi...poi scoprire che non sono altro che sogni o incubi...essere sempre se stessi,senza indossare maschere per compiacere l’atrui Ego]

*presa in rete


.::.Estasi creata da Morfea77 alle ore 01:29 .::. commenti (13)
< venerdì, 04 aprile 2008 >
Categoria: portishead
Titolo:

Si torna al lavoro. O meglio al piacere della condivisione in questo nostro antro privato e poco frequentato dove ognuno racconta un’emozione diversa.
Questo post è d’obbligo per vari motivi, che vanno ben oltre le mere motivazioni artistiche.
Quando la musica diventa soffio dell’anima, quando la musica è amnesia e strazio della memoria…quando la musica diventa perfezione, la mia mente corre ai Portishead [e a Bjork, ma non è questo il momento^^].
Un gruppo che ignoravo completamente fino all’anno scorso. Con esattezza li conobbi il giorno del mio compleanno mentre ero a casa Sua, parecchio brilla e fin troppo felice. Non mi piacquero. Ero troppo presa da altri pensieri per sentirne la poesia ma ricordo questa donna meravigliosa che è Beth Gibbons. Lei mi colpì al cuore per quel suo modo onirico di cantare. Quel suo aggrapparsi al microfono come a voler scomparire dietro di esso. Quella sua leggerezza che sembra farla volare. Questa donna è musica, voce, parole. Minuta e sottile come un giunco, ha una voce possente che frantuma le barriere del cuore. Negli attimi -infiniti- dell'esecuzione musicale sembra sfumare, dietro quell'abbraccio al microfono, dietro la contorsione del suo corpo. Gli occhi perennemente chiusi per sognare e dare voce all'anima...Magia davvero.
È stata definita la cantante delle domande: le canzoni dei Portishead sono piene di domande…ma le risposte scarseggiano. In quella voce galleggia la sofferenza densa che avvolge l’esistenza. Nelle inflessioni di quella poliedrica voce afferriamo i sussulti della nostra anima. Qui non si tratta di dire "mi piacciono" "non mi piacciono". Mi sembra impossibile non restare incantati da lei...È solo questione di ascoltare…Prestare attenzione ai testi ma soprattutto alla VOCE.
Con la splendida voce di Beth, accompagnata dalle sperimentazioni trip hop [ma che in realtà sfuggono ad ogni catalogazione] degli inseparabili compagni Adrian Utley e Geoff Barrow, tutto prende forma. Anche la canzone dal testo meno articolato e profonfo acquista una dimensione di sogno.

Dal punto di vista emotivo, questo gruppo avrà mille ricordi per me. L’amore [l’unico e distrutto] e l’amicizia. L’amicizia, quella rinnovata e quella appena nata… l’occasione del concerto è servita a farmi trascorrere giorni indimenticabili con persone a me infinitamente care…scoprendone una che ha conquistato kilometri di cuore in neppure un’ora di tempo mortale!

Propongo qui alcuni testi di canzoni. Di alcuni sia testo che traduzione [assolutamente pieni di errori e senza alcuna prestesa...fatte da me solo per rendere più chiaro il testo a chi non conosce la lingua] con allegati i link per vederli su youtube. Di altri metto solo titolo e link per evitare di allungare oltremodo il post^^

Buon ascolto e buon viaggio nel fiume dei ricordi.

beth_gibbons01

Only You

We suffer everyday,
What is it for,
These crimes of illusion
Are fooling us all,
And now I am weary,
And I feel like I do.

It's only you,
Who can tell me apart,
And it's only you,
Who can turn my wooden heart.

The size of our fight,
It's just a dream,
We've crushed everything,
I can see, in this morning selfishly,
How we've failed,
And I feel like I do.

It's only you,
Who can tell me apart,
And it's only you,
Who can turn my wooden heart.

Now that we've chosen to take all we can,
This shade of autumn, a stale bitter end,
Years of frustration lay down side by side.

And It's only you,
Who can tell me apart,
And it's only you,
Who can turn my wooden heart.

It's only you,
Who can tell me apart,
And it's only you,
Who can turn my wooden heart


*Soffriamo ogni giorno
A che scopo tutto questo
Questi crimini d’illusione
Si fanno beffe di noi
Ma  adesso sono esausta
E mi sento così

Solo tu
Riesci a distinguermi
Solo tu
Riesci a far battere il mio cuore di legno

Le proporzioni della nostra battaglia
Sono solo un sogno
Abbiamo frantumato ogni cosa,
Questa mattina egoisticamente mi rendo conto
Del nostro fallimento
E mi sento così…

Solo tu
Riesci a distinguermi
Solo tu
Riesci a far battere il mio cuore di legno

Adesso che abbiamo scelto di prender tutto ciò che possiamo
L’ombra di questo autunno, triste epilogo,
Anni di frustrazioni si adagiano l’uno accanto all’altro

Solo tu
Riesci a distinguermi
Solo tu
Riesci a far battere il mio cuore di legno
[x2]*

http://www.youtube.com/watch?v=1PnNrtUTwa4

 

HUMMING

Closer,
No hesitation,
Give me,
All that you have.

And it's been so long,
That I can't explain
And it's been so long,
Right now,so wrong.

Naked,
My thoughts are creeping,
Too late,
The show has begun.

'Cause it's been so long,
That I can't confess,
And it's been so long,
Right now so wrong.

Is it all as it seems
So unresolved, so unredeemed,
If I remain, how will I know.

'Cause it's been so long,
That I can't be sure,
And it's been so wrong,
Right now, so wrong

*Più vicino,
nessuna esitazione,
dammi
tutto ciò che possiedi.

ed è passato così tanto tempo
che non riesco a spiegare
ed è passato così tanto tempo,
proprio adesso, così sbagliato.

nuda,
i miei pensieri strisciano,
lo spettacolo è cominciato
troppo tardi.

Perchè è passato così tanto tempo
che non riesco a confessare
ed è passato così tanto tempo
proprio adesso, così sbagliato.

E' davvero tutto come appare
così irrisolto, così inadempiuto
se rimango, come farò a saperlo.

Perchè è passato così tanto tempo
che non posso essere sicura
ed è stato così sbagliato
proprio adesso, così sbagliato*

[in sottofondo]

Over: http://www.youtube.com/watch?v=gL30x5cIlMs

Wandering star: http://www.youtube.com/watch?v=Hba1_wHMSDQ&feature=related  [la mia preferita per lungo]

Glory box: http://www.youtube.com/watch?v=yF-GvT8Clnk&feature=related

Undenied: http://www.youtube.com/watch?v=cuKSOalgqzs  [semplicemente superba]

All mine: http://www.youtube.com/watch?v=Rz0ezoH6hO4&feature=related

Roads: [live in RNY] http://www.youtube.com/watch?v=Vg1jyL3cr60&feature=related

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< lunedì, 17 marzo 2008 >
Categoria: jorge amado

Dona florSi può amare un uomo fino a farlo rivivere come amante fantasma? Dona Flor, maestra di arte culinaria, ci riesce, nonostante un’apparente felicità domestica con il nuovo marito, posato, facoltoso farmacista.

Il suo amore trasuda dalle pagine, dalle parole di Jorge Amado.

 

Quando e cosa si serve per una veglia funebre.

(risposta di dona Flor ad una alunna)

Non perché avviene in un giorno disordinato di lamentazione e tristezza, non per questo si deve permettere che la veglia funebre vada alla bell’e meglio.[…]Ebbene, si serve per tutta la notte, dal principio alla fine. Il caffè è indispensabile, e va servito in continuazione, naturalmente in tazze piccole. Il caffè e latte, con pane, burro, formaggio, qualche biscottino, qualche polpettina di aipim o carimã, fette di cuscus con uova fritte, quello solo al mattino e solo per chi ha passato lì la notte, fino all’alba.

La cosa migliore è tenere sempre al fuoco un bollitore perché non manchi mai il caffè, visto che arrivano continuamente nuovi visitatori. Il caffè in tazzina è accompagnato da biscotti o crackers; qualche volta si può servire un vassoio di roba salata, panini con formaggio, prosciutto,mortadella, cose semplici, visto che complicazioni ce ne sono già abbastanza col defunto.

 

«Dona Flor contemplò il corpo del marito, prima di chiamare i servizievoli vicini per il delicato compito di vestirlo. Eccolo là, nudo come gli piaceva stare a letto, una peluria dorata che gli copriva braccia e gambe, un cespuglio di peli biondi sul petto, la cicatrice d’un colpo di rasoio sulla spalla sinistra. Così bello e maschio, così esperto nel piacere! Di nuovo le lacrime velarono gli occhi della giovane vedova. Cercò di scacciare i pensieri che le occupavano la mente, non erano cosa propria per un giorno di veglia funebre.

E tuttavia, vedendolo così, abbandonato sul letto, tutto nudo, dona Flor non poteva per quanti sforzi facesse, fare a meno di ricordarlo com’era al momento del desiderio sfrenato: Vadinho non tollerava alcun indumento sui loro corpi, né lenzuolo pudibondo a nasconderne le nudità, il pudore non era il suo forte. Quando la invitava a letto “andiamo a spassarsi, ragazza” le diceva; l’amore era per lui una festa, fatta d’infinita gioia e libertà, cui egli s’abbandonava con l’abituale entusiasmo, alleato ad una competenza attestata da innumerevoli donne di diverso ceto e condizione. Nei primi tempi del matrimonio, dona Flor se ne stava tutta vergognosa e timida, poiché lui la voleva completamente nuda:

“Quando mai s’è visto qualcuno spassarsi in camicia? Perché ti nascondi? Lo spasso è una cosa santa, inventata da Dio in Paradiso: non lo sapevi?”.

Non solo la spogliava, ma toccava e giocherellava con ogni dettaglio del suo corpo dalle curve ampie e le rientranze profonde, dove ombre e luci s’incrociavano in un gioco di mistero. Dona Flor cercava di coprirsi, Vadinho le strappava di dosso il lenzuolo, fra scoppi di risa, mettendole allo scoperto i seni sodi, le natiche ben fatte, il ventre quasi privo di peluria. La prendeva come se fosse stato un suo gioco, o un bottone di rosa che lui faceva sbocciare ad ogni notte di piacere. Dona Flor andava perdendo, a poco a poco la timidezza, abbandonandosi a quella festa lasciva, crescendo in violenza, diventando un’amante animosa e audace. Mai tuttavia aveva abbandonato completamente il suo pudore, la sua timidezza: era necessario riconquistarla ogni volta, perché, ridesta appena da quelle pazze audacie, dai sospiri d’estasi, lei tornava ad essere la sposa timida e pudica di sempre».



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